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...in un continente diverso...

A volte capita che alle favole si possa dare una forma, che gli incubi si trasformino in sogni e che i racconti inizino dalla fine. A volte capita che la vita sia un continuo viaggio che inizia da un punto geografico definito e arriva ad approdo in un continente diverso, da dove tutto ha avuto origine. A volte capita che la vita sia una terra di mezzo, un punto di transizione: "ero un bambino come perso in mezzo alla bufera che cercava con rabbia, affanno e disperazione una parvenza di tranquillità". Dalle Ande agli Appennini, dal porto di Buenos Aires a quello di Genova. L'Italia come rifugio, Milano come Santiago, vita da ridisegnare, sogni da rinverdire.
Addentrandosi nella caverna delle favole che è la dimora casa studio museo di via Malaga, un'isola creativa divisa dalla città dalle acque del Naviglio, si scopre un mondo fantastico fatto di colori forti e decisi che ricordano Mirò, Kandinsky. Si familiarizza con un mondo di piccole e grandi sculture abitato da animali


a tre zampe, da uomini dalle braccia proteseal di fuori del pianeta, quasi a voler esplorare l'universo al di là dei confini.
Un'esistenza in cui per Olavarría i concetti di spazio e tempo sembrano non aver senso. Lui è un Peter Pan diventato già nonno, un Piccolo Principe che vorrebbe che gli fosse restituito il tempo della sua infanzia felice passata coi suoi nove fratelli, i due adorati genitori e tutti i membri della numerosa tribù famigliare di Santiago. E anche se non lo dice, vorrebbe che qualcuno lo riportasse ai tempi dell'ideologia, delle lotte per un mondo migliore, più umano, per una società più equa e più giusta. I suoi quadri e le sue sculture realizzate con materiali vissuti e dotati di una propria anima, rappresentano un mondo magico descritto con l'occhio del bambino/artista.

Le sue opere sono un misto di realismo, surrealismo, atemporalità ubiquità. Le lunghe lingue delle sue lucertole ricordano la lussuria di Buñuel.


Questo è il suo mondo. Un ambiente in cui il cielo si confonde col mare, le montagnecon le stelle. L'acqua, la terra e l'aria sono mischiati insieme quasi a voler essere un tutt'uno. Come quello tra la sua vita passata e quella presente spezzata in quell'11 settembre del 1973 da un aereo militare che distrusse il palazzo della Moneda, i suoi sogni e quelli di milioni di persone che credevano nel presidente Allende. "Quel personaggio che sorvola e galleggia libero con le braccia e le gambe tese forse sono io", dice Agustín nel suo perfetto italiano contaminato da alcuni spagnolismi. "Soñè que soñaba un sueño".

Anch'io in via Malaga, questa notte ho sognato quell'uomo che sognava...


Michele Novaga, giornalista
Milano, settembre 2006


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