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su tela e a volte diventano arazzi; egli dipinge o disegna ma usando pastelli ad olio; canta una memoria struggente alleggerendola con l’ironia fiabesca e graffia infantile; racconta un mondo etnico lontano con l’impiego di una cultura artistica a noi vicina; egli guarda alle origini con occhio da artista e opera nel presente da grafico con gesto professionale; resta “surrealmente” cileno e forse è diventato “iperrealmente” italiano… Viene il sospetto che Olavarria ci voglia dire che non c’è più possibilità di aderire davvero alle origini, così come non è possibile aderire totalmente alla realtà… Resta ancora lo spazio triplo della melanconia della poesia e dell’ironia, dove anima e corpo convivono restando divisi.


Alessandro Mendini, design,
Milano, febbraio 1995


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